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Un caffè con.. Margherita Oggero Stampa E-mail
Scritto da Redazione    Lunedì 27 Dicembre 2010 11:09

Scrittori e uomini e donne di cultura hanno partecipato in questi anni a varie iniziative legate a Bere il territorio. Fra i riconoscimenti anche il Premio "Vino d'autore" che nel 2010 è stato assegnato alla scrittrice torinese Margherita Oggero.  Un riconoscimento riservato a scrittori che, nella narrativa delle loro pubblicazioni, hanno dedicato riferimenti al vino ed ai territori del vino. Ecco il suo rapporto personale con il mondo del vino.

L’espressione “Bere il Territorio” che cosa le suggerisce? Sembra una forzatura?
No, non mi sembra una forzatura, pare un’espressione che pone l’accento sul fatto di mantenere i piedi saldi sulla terra che si calpesta, sia nel bere che nel mangiare. Il che non esclude poi puntate nell’esotico, quindi il desiderio di assaggiare un vino o un piatto di origine diversa. Noi abbiamo le radici nel territorio in cui siamo nati: in questo mondo in cui il pericolo della globalizzazione che ci rende tutti così uguali è attualissimo, perché non restare fedeli a quello che ci distingue da quello che ci sta vicino? Senza pensare ovviamente che il suo pensiero sia meno valido del nostro.

 

Il suo rapporto con il vino?
Sono nata in una famiglia di amatori e bevitori di vino, mio nonno addirittura troppo, se posso dirlo… Io ho iniziato ad apprezzare e ad avere vera consapevolezza del vino da quando sono uscita di casa, prima immaginavo la bottiglia di vino a tavola come un fatto scontato. Da quando controllo io la spesa, il rapporto con il vino è più attento, anche perché con il passare del tempo la piacevolezza e l’interesse sicuramente si sono affinati.

 

Nel suo profilo si cita il ruolo di ex insegnante. La vocazione allo scrivere come è arrivata?
Già da ragazza amavo scrivere e, sapendo però che non è così semplice vivere di sola scrittura, sognavo di diventare giornalista. Ho poi realizzato che non sarei stata una brava giornalista, in quanto mi manca la rapidità di scrittura, ma già da giovanissima ho iniziato ad applicarmi.
A 18 anni ho fatto le prime esperienze: ho scritto per la Rai di Torino, testi per spettacoli negli anni ‘60 e ‘70, e successivamente testi scolastici, anche se il mio sogno era quello di poter scrivere un romanzo, di occuparmi di narrativa. Progetto che però ho abbracciato solo da quando sono in pensione, vista la mia natura un po’.. pigra. Dopo 33 anni di lavoro ho trovato la giusta tranquillità per scrivere ed ho preso la decisione di fare ciò che davvero amo fare, desiderio antico da sempre coltivato.

 

Secondo Lei l’immagine del vino è comunicata bene?
Negli ultimi anni direi di si, prima la Francia era maestra nel propagandare i propri vini, così come i formaggi. Poi però abbiamo imparato anche noi, direi che la produzione di vini italiani è tutt’altro che ignorata, con quote di mercato tutt’altro differenti.
C’è infatti molta più attenzione nell’ambito della comunicazione, così come sono sempre più attenti i consumatori, che non si accontentano più di vini “normali”, poco curati. Lasciando ovviamente da parte gli eccessi e mi viene in mente il romanzo “Di viola e liquirizia”, di Nico Orengo che tratteggia in modo satirico i conoscitori-ignoranti del vino.

 

Ha un vino particolare in memoria che si abbina bene al contesto della lettura, di tranquillità e riflessione?
I gusti per i vini cambiano a seconda dei momenti, preferisco in linea di massima i rossi, ma apprezzo anche i bianchi, soprattutto d’estate e con certi piatti da abbinare. Bevo più frequentemente il dolcetto, ma amo molto anche i nebbioli e, nelle occasioni speciali, il Barolo. E poi, a fine pasto, accompagnato al cioccolato, un bicchiere di Barolo Chinato, è sempre una bella riscoperta.

 

Margherita Oggero, ex insegnante di lettere, è nata e vive a Torino.
L’ultimo libro pubblicato, “Risveglio a Parigi”, è uscito ad ottobre del 2009 edito da Mondadori.

 

 

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