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Le origini dei toponimi hanno qualcosa di affascinante. Spesso dietro al nome di una località si nascondono storie, trame ed aneddoti che permettono alla fantasia di correre nel tempo e di creare suggestioni ed atmosfere attraverso le quali entrare in maggior confidenza con quel luogo, aiutandoci a carpirne delle sfumature che, forse, alla pura e semplice osservazione sarebbero sfuggite. Vuole, dunque, la leggenda che nel 435 d.C. Galla Placidia, bellissima figlia dell’imperatore Teodosio, giungesse a cavallo della sua giumenta bianca in un villaggio della Romagna. Gli abitanti l’accolsero con calda e generosa ospitalità, offrendole, in un boccale di terracotta, un dorato, delizioso e dolcissimo vino locale. “Non così umilmente ti si dovrebbe bere – esclamò la principessa, estasiata da tanta bontà – bensì berti in oro!” Così, da questo squisito incontro tra un luogo, un vino ed una splendida principessa, sarebbe scaturito il nome di Bertinoro. Ma, come si diceva, ecco che subito la fantasia comincia a correre ed a farsi curiosa: svelato il luogo, ora vuole conoscere anche il vino. In questo caso, però, non occorre lanciarsi in azzardati voli pindarici, poiché la soluzione dell’enigma pare piuttosto facile e quasi scontata. Basta fare il classico “2+2”: un vino bianco, dolce e dorato, diffuso sui colli intorno a Bertinoro già in tempi remotissimi, non può che essere l’Albana! Il vitigno albana, in effetti, sarebbe stato introdotto in terra romagnola fin dall’epoca romana. Secondo alcuni il nome richiamerebbe i Colli Albani, forse sua antica zona d’origine, ma più verosimilmente deriva dal latino “albus”, ovvero “bianco”. Qualcuno si spinge ad accostarlo all’elbling, una varietà un tempo assai presente nella valle del Reno, dove sarebbe stata introdotta, guarda caso, proprio dai Romani nel IV secolo d.C. È, comunque, fuor di dubbio che l’Albana sia una vitigno ed un vino di antichissima tradizione, diffuso tra le province di Forlì-Cesena, Ravenna e Bologna lungo il cosiddetto “Spungone romagnolo”, la formazione calcarea ricca di fossili che si estende da Bertinoro fino all’Imolese. Già citato da Plinio il Vecchio, Plinio il Giovane, Catone e Varrone, la prima descrizione dell’Albana compare nel Liber Ruralium Commodorum, scritto tra XIII e XIV secolo da Pier de’ Crescenzi, che così ne dice: “Vino potente e di nobile sapore, benserbevole e mezzanamente sottile […] e questa maniera d’uva è avuta migliore a Forlì e in tutta la Romagna”. Un vino celebre, dunque, che nel 1987 ha avuto l’onore di ottenere, primo Bianco in Italia, l’ambito riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (Docg). A dispetto di questi fasti, tuttavia, non dobbiamo tacere come a lungo, nella “sanguigna” Romagna, l’Albana abbia vestito nella considerazione popolare i panni del vino “da donne”, che certo non poteva competere, quanto a carattere e focosità, con il ben più impulsivo ed energico Sangiovese, il solo vino che un uomo poteva permettersi di offrire agli amici senza rischiare di venire deriso e beffeggiato nella sua virilità. Se, però, in Romagna gli uomini sono veementi ed impetuosi, di certo le loro compagne non sono da meno; di indole passionale, forti e caparbie, le donne romagnole avranno pur accolto nella loro predilezione la soave grazia dell’Albana, ma di quel vino hanno poi fatto un vero cavallo di razza, forgiandone la personalità e indicando quale fosse la migliore strada per esprimerla compiutamente. L’influsso femminile nella storia dell’Albana non si è, infatti, limitato agli elogi di Galla Placidia, o all’opera di promoter “ante litteram” profusa dalla contessa Silvia Pasolini-Zanelli, che ne fece apprezzare la gustose doti persino a Giosuè Carducci, ospite nella villa di Lizzano di Cesena. Un’altra donna doveva venire, la cui impresa si sarebbe rivelata ben più fondamentale per il vitigno romagnolo. Stiamo parlando, ovviamente, di Cristina Geminiani, che con la sua Fattoria Zerbina è oggi una delle più apprezzate produttrici italiane: è grazie a lei ed alla sua sensibilità se l’Albana è uscito dal malinconico limbo dei vini “tipici” per affacciarsi, sebbene ancora in pochi esemplari, nell’empireo dei grandi vini. Autentica “fabbrica” di zucchero (i romagnoli la chiamano anche “barbabietola” per la sua attitudine ad accumularne una forte quantità negli acini), l’albana è un’uva dal grappolo di taglia da media a grande, generalmente lungo, cilindrico-conico, semplice o alato, spargolo o compatto a seconda del biotipo (sono cinque quelli più diffusi), con acino di media grandezza, sferoidale e con buccia spessa. Il suo profilo organolettico appare, tuttavia, piuttosto neutro, giocato su sensazioni fruttate abbastanza generiche, condite da una marcata acidità e da una tannicità decisamente avvertibile. Per rendere i vini aromaticamente complessi e davvero interessanti occorreva, quindi, qualche originale intuizione, giunta puntuale con Cristina Geminiani che, sfruttando al meglio le condizioni climatiche dell’annata 1987, comprese come quel “qualcosa in più”, quel tocco raffinato che avrebbe reso unico l’Albana, andasse ricercato nella muffa nobile. Lasciando che gli acini appassiti della sua albana si rivestissero di preziosa Botrytis Cinerea, Cristina riuscì a mitigare il carattere fortemente tannico del vitigno, aumentandone al contempo la personalità e sfruttandone la spiccata acidità per ottenere un vino di grande dolcezza, densità e carica glicerica, ma dotato anche di straordinaria freschezza, che conferisce leggerezza e pulizia al gusto. Di nuovo una donna aveva, così, tracciato la strada ed in molti ne hanno seguito l’esempio, realizzando interessanti versioni muffate accanto a quelle semplicemente passite o secche. Anche queste ultime, inoltre, forse stimolate dal successo delle prime, ormai da alcuni anni esprimono in qualche caso una miglior consistenza ed importanza, arricchendo ed affinando la loro personalità con una maggiore attenzione per la maturità fenolica delle uve, talvolta praticando brevi macerazioni a freddo sulle bucce, oppure attraverso un passaggio più o meno lungo in legno. Certo c’è ancora molto da fare sulla via della consolidata eccellenza, ma saremmo già a buon punto se un più numeroso drappello di produttori si convincesse della buone potenzialità qualitative dell’Albana, lavorando con la giusta motivazione e magari dando anche una fisionomia più definita ad un vino nel cui Disciplinare Docg sono presenti tipologie in abbondanza (ben cinque: Secco, Amabile, Dolce, Passito e Passito Riserva), oltre alla trascurabile versione spumantizzata prevista dalla Doc Romagna Albana Spumante.
Fattoria Zerbina Via Vicchio, 11 – Frazione Marzeno – Faenza (Ra) Albana di Romagna Passito Scacco Matto 2006 Prodotto con uve attaccate dalla Botrytis Cinerea (la preziosa “muffa nobile”), regala un profumo intenso ed avvolgente, con dolci sensazioni di albicocca carezzate da una speziatura morbida e suadente, a cui il tocco di fungo e sottobosco aggiunge un’intrigante sfumatura. Sul palato la mielata impronta fruttata si distende dolcissima, densa e morbida, stemperata da un’acidità vibrante e da un fresco accenno d’agrume candito. Scacco Matto unisce classe, eleganza e seduzione, proponendosi come l’Albana più prestigioso ed insieme come il miglior muffato italiano.
Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura e l’Ambiente – Persolino Via Firenze, 194 – Faenza (Ra) Albana di Romagna Passito Ultimo Giorno di Scuola 2005 Un Passito dalle calde sfumature ambrate, che si apre su note di frutta candita e miele condite da confortevoli profumi di vaniglia, spezie, nocciole e mandorle tostate. Le sensazioni morbide ritornano con buona corrispondenza sul palato, dove il gusto si carica di cremosi ricordi di pasticceria; la piacevole vena acida rende fresco ed invitante il sorso, ripulendo il palato e lasciando agio agli aromi fruttati di esprimersi con avvolgente intensità.
Stefano Ferrucci Via Casolana, 3045/2 – Castel Bolognese (Ra) Albana di Romagna Passito Domus Aurea 2007 Mele cotogne, albicocche essiccate ed una lievissima e deliziosa nota di nocino introducono un passito dalla speziatura ampia, con ricordi di cannella, un pizzico di caramello e persino un leggero accenno di anice. Il gusto è dolcissimo, morbido ed avvolgente; si allunga in una persistenza ricca di suggestioni fruttate ed intessuta di viva acidità.
Fattoria Monticino Rosso Via Montecatone, 10 – Frazione Piratello – Imola (Bo) Albana di Romagna Passito 2006 Dorato e brillante nelle sue sfumature ambrate, sfodera al naso una personalità variegata, con decise sensazioni fruttate e floreali striate da piacevoli venature terrose, quasi di humus, che danno profondità e calore. Sul palato è denso, consistente, molto dolce e ricco di morbida glicerina, che esalta la cremosa dolcezza e trova vivace spunto in un sottilissimo accenno minerale.
Tre Monti Via Lola, 3 – Frazione Bergullo – Imola (Bo) Albana di Romagna Secco Vigna Rocca 2008 Davvero consistente la nota fruttata, che si offre nitida ed intensa accompagnata da una fragrante sensazione floreale e da un leggerissimo tocco speziato. Al sorso mostra notevole struttura, sostenuta dall’acidità freschissima che regala integrità al frutto dolce e generoso, con netti ricordi di pesca e mela golden matura.
Poderi Morini Via Gesuita, 4/b – Frazione Oriolo dei Fichi – Faenza (Ra) Albana di Romagna Secco Sette Note 2008 Giallo paglierino con qualche sfumatura più calda, regala al naso una dolcissima carica fruttata, con le note di pesca e susina impreziosite da un morbido vezzo floreale. In bocca dimostra pregevole struttura, ben fruttata e scaldata da una leggera impressione speziata che poggia su una fragrante e sapida acidità.
Cantine Intesa Via Provinciale Faentina, 46 – Modigliana (Fc) Albana di Romagna Secco Spighea I Calanchi 2007 La nota fruttata si fa particolarmente ricca ed intensa, caricandosi persino di qualche sfumatura esotica ulteriormente confortata dal dolce tocco floreale di acacia. Al sorso è di nuovo ricco ed ampio, riscaldato da una lieve inflessione tostata e di vaniglia che ne sottolinea la buona struttura, trovando equilibrato e piacevole contrasto nell’acidità ed in una stuzzicante sensazione tattile, appena accennata, lieve e sottilissima.
Campodelsole Via Cellaimo, 850 – Bertinoro (Fc) Albana di Romagna Secco Selva 2008 Apre su un delicato accenno floreale che ricorda il biancospino, subito affiancato dalla matura e fragrante impronta fruttata. Sul palato è caldo ed insieme succoso, con note di pera e mela insaporite da una sfumatura quasi minerale, che si unisce all’acidità e si risolve in una sensazione fresca ed equilibrata.
Di Marco Magnoli Seminario Permanente Luigi Veronelli
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