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Piccola denominazione della Toscana, il Carmignano è stato protagonista di una straordinaria crescita, in termini di qualità e quantità, che ha avuto inizio negli anni Novanta. Nel corso di una quindicina d’anni gli ettari a vigneto sono passati da circa 100, praticamente la stessa estensione censita ai tempi di Cosimo III de’ Medici, agli attuali 200 di cui 150 destinati a doc e docg. Dai 2.000 ettolitri del 1999, la produzione ha superato nel 2007 i 7.000 ettolitri mentre lo scorso anno sono stati prodotti 5.000 ettolitri di Carmignano docg e 10.000 di Barco Reale. E’ cresciuto anche il numero dei produttori aderenti al Consorzio di produzione, presieduto da Serena Contini, (Tenuta di Capezzana) che oggi raccoglie 16 aziende, quasi triplicando la cifra dei soci fondatori.
La Storia Come sottolineato in apertura il Carmignano è attualmente la più piccola docg registrata nel nostro Paese. Il Carmignano è comunque un vino che può vantare una grande storia, basti pensare che nel 1716 il granduca Cosimo III de’ Medici, decreta severe norme per la sua vendemmia, delimitandone la zona di produzione, primo esempio al mondo di denominazione di origine controllata. Il testo del disciplinare del 9 luglio 1998, che ha dato risposta alle esigenze del Consorzio dei vini di Carmignano modificando quello precedente del 20 ottobre 1990, individua come componenti del Carmignano docg, oltre al Cabernet Franc e/o Sauvignon, il Sangiovese (minimo al 50%), il Canaiolo nero da 0 al 20% (quest’ultimo oggi usato solo da pochi produttori), il Trebbiano Toscano, il Canaiolo bianco e Malvasia del Chianti, da soli o congiuntamente, fino a un massimo del 10%. Il disciplinare prevede inoltre che possono concorrere alla realizzazione di questo vino, per un altro 10%, vitigni a bacca rossa raccomandati o autorizzati dalla Provincia di Prato. Negli ultimi anni la tendenza è quella di non utilizzare il Trebbiano Toscano, il Canaiolo bianco e la Malvasia del Chianti sostituiti da vitigni quali il Merlot e il Sirah. Se il Carmignano docg necessita di due anni di invecchiamento, di cui uno in botti di rovere o castagno, le Riserve richiedono almeno tre anni, di cui due sempre in botte. Struttura, morbidezza, eleganza sono le caratteristiche principali di questi vini. Caratteristica principale di questi grandi rossi, che si prestano ad un lungo invecchiamento, è la presenza - fin dalle origini - tra i suoi componenti di una quantità variabile di Cabernet Franc. Per questo il Carmignano si differenzia in modo netto da tutti gli altri vini toscani. Si narra che i vitigni del Cabernet siano stati trapiantati a Carmignano nel sedicesimo secolo per volere della regina di Francia, Caterina de’ Medici. Di fatto, l’”uva francesca” ovvero il nome con cui da sempre viene chiamato questo vitigno a Carmignano, è una chiara storpiatura dal francese che probabilmente ne indicava proprio la provenienza. L’obiettivo del Consorzio di Tutela dei Vini di Carmignano sarà nei prossimi anni di far conoscere e
apprezzare il Carmignano soprattutto sul mercato italiano attraverso presentazioni ad operatori del settore e partecipazione a fiere e manifestazioni. La fama del Carmignano si accompagna indubbiamente all'antica storia di questo comune. Nel suo aroma, nel suo gusto e nel suo profumo si nascondono tappe importanti dei primi insediamenti che ne caratterizzarono il territorio. Il ritrovamento di vasi di vino all'interno di alcune tombe etrusche e l'assegnazione da parte di Cesare ai suoi veterani, tra il 50 e il 60 a.C., di talune terre tra l'Arno e l'Ombrone, coltivate fin da allora a vite, ci riporta un bel po' indietro nel tempo. Uno dei primi documenti sulla produzione vinicola ed olearia di queste colline giunge però solo qualche secolo più tardi, sotto il dominio dei Franchi, nell'804 d.C.. Regnavano allora Carlo Magno e suo figlio Pipino e nella pergamena, scritta in latino, che era un contratto con cui la chiesa di San Pietro a Seano concedeva in uso alcuni terreni sulle colline di Capezzana, si parla di "vineis, silvis e olivetis". Basta arrivare nel '300 per avere un primo riscontro delle grandi qualità del Charmignano. In quegli anni – come riportato dallo storico Walter Fortini - Francesco Datini, tramite il notaio ed amico carmignanese Ser Lapo Mazzei, ne ordinava per la sua famosa cantina di Prato quindici some. Il celebre mercante non difettava certo nel fiuto degli affari: eppure per ogni carico giunse a pagare "un fiorino suggello", quando il prezzo corrente dei vini più prestigiosi dell'epoca era appena un quarto di tale cifra. nel 1716 il granduca Cosimo III de' Medici emise prima un decreto e poi un bando con cui stabiliva precise e severe norme per la vendemmia e delimitava la zona di produzione. Fu questo il primo esempio nel mondo per la denominazione di origine controllata (anticipò di circa un secolo la AOC francese) e costituì al contempo la prima patente di nobiltà del Carmignano: infatti soli altri tre vini toscani in quegli anni (Chianti, Pomino e Valdarno Superiore) si potevano fregiare di un tale riconoscimento. Nel 1932 furono però legittimati sette diversi marchi di Chianti (tra cui, anche il Chianti Montalbano) e l'intero comprensorio del Carmignano fu così inglobato nella denominazione Chianti DOC, dimenticando ingiustamente tutta la tradizione viticola di queste colline. Anche l'ambiente climatico ha comunque la sua parte nel far sì che il Carmignano si distingua dagli altri vini del Chianti, nonostante che le formazioni pedologiche non si discostino molto dal paesaggio tipico toscano. Per la piovosità in genere limitata agli ultimi due mesi prima della raccolta (cioè settembre ed ottobre) si può benissimo parlare di microclima a sé stante, con effetti non molto dissimili dalla regione francese del Bordeaux, dove l'acqua (per via del terreno sassoso) scola via velocemente. Ma anche la sola maggiore luminosità di queste colline, rispetto ad altre zone della Toscana, favorisce il processo di personalizzazione del Carmignano docg, delle Riserve, del Barco Reale doc e del Vin Ruspo (Igt). Nel 1971 fu costituita una Congregazione di produttori che si richiamava direttamente al bando mediceo del 1716 e nell'obbligo di sottoporre il vino all'assaggio di una speciale commissione, prima della sua immissione sul mercato. Fu sempre questo consorzio, che nel 1999 si è ristrutturato in consorzio di tutela ed ha così ottenuto dal Ministero il riconoscimento ad organo di autocontrollo, a rivendicare l'autonomia del Carmignano. Nell'aprile del 1975 al vino color rubino di Carmignano, venne concessa la doc e nel 1990 la docg applicabile per i vini in invecchiamento fino al 1988.
Caratteristiche e zona di produzione
Il disciplinare di produzione prevede che, all’atto dell’immissione al consumo, il Carmignano docg debba possedere un colore rubino vivace e intenso, tendente al granato col passare degli anni, un odore vinoso con profumo intenso, anche di mammola, grande finezza per l’affinamento, sapore asciutto, pieno, armonico, morbido e vellutato, titolo alcolico non inferiore al 12.5%. L’invecchiamento deve essere effettuato in botti di rovere o castagno per almeno otto mesi per il Carmignano e dodici per le Riserve. Con le stesse uve si ottengono inoltre il Barco Reale e il Vin Ruspo. Il “Barco” è, in sintesi, il fratello più giovane della docg. Se ne producono dai 400 ai 1.000 ettolitri ogni anno ed è dotato di caratteristiche di gran qualità pur essendo destinato ad un più rapido consumo. Il nome deriva dalla grande proprietà medicea che si estendeva nel territorio dei Comuni di Carmignano e Poggio a Caiano: questa grande tenuta era circondata dal “Muro del Barco Reale” lungo oltre 30 miglia.
Il Vin Ruspo, Rosato di Carmignano, viene prodotto (500 ettolitri anno circa) svinando il 5 – 10% delle vasche del Carmignano docg prima dell’inizio della fermentazione. Il nome deriva proprio dall’usanza dei mezzadri che solevano ruspare, ovvero grattare…rubare, un paio di damigiane dagli ultimi tini che prendevano la via della fattoria. Col tempo questa sorta di tangente ante litteram divenne un vero e proprio diritto codificato.
La zona di produzione del Carmignano si trova lungo le pendici orientali del Montalbano, in un’area di circa 40 chilometri quadrati comprendenti splendide colline che hanno un’altezza compresa tra i 200 metri circa di Carmignano e i 600 di Poggio Ciliegio. La minore altitudine media rispetto alla zona del Chianti determina quindi un periodo vegetativo più esteso, l’assorbimento di una maggiore quantità di calore e una maturazione complessivamente migliore anche nel caso di annate meno fortunate. I suoli sono caldi e ben aerati e drenati consentendo una rapida ripresa vegetativa primaverile. Il prodotto è destinato al mercato italiano nella misura del 40%, mentre il 60% raggiunge in pratica i quattro angoli del pianeta.
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