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Cocconato. La Barbera d’altura Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Lunedì 23 Dicembre 2013 11:22

di Alessandro Franceschini

Arrampicarsi fino a Cocconato - dal latino “cum conato” a sottolineare lo sforzo che un tempo occorreva per arrivare sin qui senza macchina ma con il cavallo - potrebbe sembrare oggi un’attività da cercatori di oro, da appassionati sempre alla scoperta di qualcosa di nuovo - per esempio della locale Robiola - oppure un modo fuggire dal freddo e dalla nebbia di pianura per gioire di un clima sempre temperato e piacevole come fossimo al mare. Siamo, infatti, in un noto luogo di villeggiatura, a due passi da Torino, dove crescono anche palme e ulivi, non a caso chiamata “La Riviera del Monferrato”.
Sono certamente tutti validi motivi per arrivare in cima a questa collina, posta a quasi 500 metri sul livello del mare e che offre un panorama davvero mozzafiato. Ma non sono i soli: qui la vite trova da secoli un habitat ideale, sebbene abbia attraversato svariate vicissitudini, tipiche di molti areali piemontesi dediti all’agricoltura.
Chiacchierare con alcuni dei produttori più rappresentativi della zona, non solo dal punto di vista qualitativo quanto anche per il profondo legame che li unisce da tempi a questo territorio, come ad esempio Dezzani e Bava, dona immediatamente l’impressione di trovarsi davanti a quel tipico atteggiamento cha da un lato si schernisce o non desidera più di tanto la luce dei riflettori puntata addosso, ma al tempo stesso si mostra con fierezza e orgoglio di appartenenza.  E, in effetti, Cocconato si distacca, potremmo dire erge, all’interno di un areale, quello del Monferrato, e di una denominazione, quella della Barbera d’Asti, in realtà molto eterogenea e difficile da uniformare, come d’altronde capita in molte altre denominazioni piemontesi.
I tanti tornanti che si percorrono per salire in questa piccola enclave ci introducono subito, anche mentalmente, ad un ambiente diverso, quasi isolato, che se da un certo punto di vista rappresenta un’unicità, dall’altro separa questo territorio dal resto del territorio e della denominazione e, volendo, qualche difficoltà certo può crearla a chi alleva la vite qui.
Vite che da queste parti bisogna quasi cercarla: non si dona alla vista prepotentemente come in tanti altri areali piemontesi dove è presente in modo molto intensivo. Il famoso “richiamo della fabbrica” negli anni ‘60 e ‘70 anche qui ha inciso in modo determinante sul tessuto agricolo e vitivinicolo locale. Dai quasi 2000 ettari, con i filari che praticamente invadevano ogni parte del comprensorio e segnavano il paesaggio in modo determinante, si è passati ad un certo punto all’estremo opposto. Se non all’estinzione, a una dimensione quasi hobbistica della vite. Oggi sono presenti circa 200 ettari e tra il ‘98 e il 2004 la vite è stata reimpiantata solo in zone realmente vocate. Aspetto che l’accomuna, per esempio, al Nord Piemonte, dove, più o meno, è accaduta esattamente la stessa cosa. L’abbandono della vite e poi la rinascita, privilegiando, però, solo il meglio. E forse questo aspetto, considerando che la viticoltura ha assunto connotati altri e diversi rispetto agli anni ‘60, più qualitativi che quantitativi, è certamente positivo.
La Barbera qui ha caratteristiche particolari per almeno tre motivi: l’altitudine, che in alcuni casi consente di avere vigneti posti sino a quasi 500 metri, il microclima, molto particolare e che abbiamo già sottolineato e, soprattutto, la composizione dei terreni: alle argille, presenti, qui si cede il passo anche al tufo. Quindi terre bianche, minerali, difficili da lavorare, dove in molti punti lasciano affiorare il gesso. Abbiamo quindi potenza, la proverbiale esuberanza della barbera, ma anche l’unione con tratti più sottili ed eleganti. Non a caso su queste marne tra gli anni ‘50 e ‘70 veniva allevato, con grande soddisfazione, anche il nebbiolo, vista la similarità coi terreni delle Langhe.
Essere all’interno di una denominazione così vasta per una piccola enclave come quella di Cocconato può essere un limite? Non sarebbe forse il caso di pensare ad una sottozona specifica che meglio identifichi questo areale se non proprio a una denominazione a sé? La risposta dei produttori, per ora, è negativa. Va bene così, non avrebbe forse senso aumentare l’entropia di denominazioni, sin troppo piccole, che già ci sono all’interno del panorama italiano. In futuro, se il numero dei produttori e degli ettari dovesse assumere numeri significativi, forse...

Le note di degustazione che riportiamo qui di seguito si riferiscono a campioni che abbiamo degustato sia durante la nostra visita sul territorio nel mese di luglio, sia durante la degustazione che si è svolta all’interno dell’oramai storica manifestazione a fine agosto tra le vie del borgo medioevale di Cocconato  e che prende il nome di “Cocco...Wine”.

MAROVE’ (339 2228019; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )
Barbera d’Asti 2011

L’azienda, con i sui 14 ettari di terreno, è famosa anche per la produzione della “vera” Bonarda Piemontese. Schietta, giovane, sincera: è la Barbera più conviviale e meno “intellettuale” tra quelle degustate che mostra il lato pi semplice, ma non per questo inferiore del vitigno. Tannino di piacevole croccantezza, ottima l’incisività fresca, chiude con delicate note ammandorlate.

NICOLA FEDERICO (333 3906436; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )
Barbera d’Asti Superiore 2011

Un mirabile esempio di equilibrio e finezza, di connubio tra il terroir di Cocconato e la Barbera. Prodotto con uve provenienti da località Bonvino dove è presente un suolo particolarmente pietroso e ricco di fossili, viene vinificata e affinata in vasche d'acciaio: delicate note speziate si fondono a quelle dei piccoli frutti e a un tocco minerale ben presente poi al palato, con un piacevole finale di bella persistenza, fluidità e sapidità.

POGGIO RIDENTE (0141 907044; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )     
Barbera d’Asti DOCG  Vallia 2011

Buon attacco intenso al naso, con bella maturità del frutto, che tende ad avere sfumature di ribes, delicate, con piacevoli note floreali di violette e un tocco minerale, quasi gessoso. Una finezza che si sviluppa con bouquet fresco, quasi croccante, con tocchi mentolati. Al palato ha un piacevole sviluppo naturale e mostra una trama tannica di discreta fattura. Freschezza di bella incisività, gioca le sue carte su una beva scorrevole, più che sull’esuberanza della struttura.

MACIOT (333.2421043; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )
Barbera d’Asti Superiore DOCG Four Rapet 2010

Si apre su note olfattive particolarmente legate al rovere: tabacco, cioccolato, cenni fruttati liquorosi. Anche a bicchiere in movimento rimane incentrato sulle note boisè, di fattura discreta, non caricaturali, ma comunque sovrastanti. In bocca non gli manca freschezza, ma è scisso, con l’acidità che colpisce in ingresso e poi lascia spazio all’approccio dolce, un po’ molle e rotondeggiante del tannino.

BAVA (0141 907083; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )
Barbera d’Asti Superiore Stradivario 2009

Introverso ma di bella finezza sin dall’attacco. Note balsamiche, resinose, frutto ben calibrato, dolce ma mai strabordante, quasi in confettura di lamponi. La gestione del rovere è valida, perché le note, lievemente boisé, che rimandano al cacao hanno un tratto sfumato. Ottima consistenza al palato e un tannino lievemente levigato ma vivo e di piacevole tessitura. Acidità ben controllata, buona sapidità nel finale. Una barbera di equilibrio e sostanza.

DEZZANI (0141 907044; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )
Barbara d’Asti Superiore DOCG 2008 Vigneto Vallia

Il primo impatto è dolce, con le note del rovere in primo piano. Ma a bicchiere in movimento si distende e apre, lascia emergere un frutto maturo, intenso, di ciliegia. Bocca di spessore, tannino di buona grana croccante e un finale incentrato su note ancora fruttate, ma anche balsamiche, con un tocco minerale davvero interessante che lo rende vivo e succoso. Il tempo, certamente, gli darà maggior equilibrio.

BENEFIZIO DI COCCONITO – San Bartolomeo (0141 907223; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )
Barbera d’Asti Superiore DOCG Benefizio di Cocconito  2007

Ha un impatto giovane, senza cenni di stanchezza o ossidazione. A bicchiere fermo sfodera un bel frutto: maturo ma delicato, che ricorda soprattutto i piccoli frutti di bosco. È ancora “in itinere”, vista la grande diversità olfattiva tra bicchiere fermo e in movimento. Al palato mostra tannini docili con buona struttura complessiva e una freschezza di ottimo piglio. Un buon esempio circa la possibilità di evolvere positivamente della Barbera con il passare del tempo.

BAVA (0141 907083; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )
Barbera d’Asti Superiore Stradivario 2003

Un vino non solo vivo e vegeto, ma che lascia pensare ad una futura evoluzione che potrà riservare ancora belle emozioni. Non che la Barbera non si presti a sfidare il tempo con buona agilità, ma certamente l’annata, torrida e siccitosa, non è certo stata tra le più agevoli da gestire. Eppure qui note “cotte” e “stanche” non se ne trovano: il corredo fruttato lascia spazio alle prime nobili note terziarie che fondono spezie e tocchi di humus e sottobosco. Al palato c’è tutta la forza espressiva della barbera, dell’annata, con tannini di piacevole tessitura e un finale di ottima consistenza e struttura.

 
Uno sguardo su Montefalco Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Giovedì 05 Dicembre 2013 14:29

I luoghi meritano un viaggio. Magari scegliendo dove sostare per poi abbinare agli itinerari in cantina i percorsi verso le tante città d’arte di questa regione. Scriviamo di Montefalco, nome che gli enoappassionati associano al Sagrantino e che indica uno dei luoghi che caratterizzano la viticoltura dell’Umbria.
Il Comune è posto su una sommità (da cui l’appellativo de “ringhiera dell’Umbria”), da dove si scorge la vicina Assisi e la valle verso Spoleto. Tutti centri agevolmente raggiungibili, come Perugia e Foligno o come i borghi di Spello e Trevi, famosi per l’olio.
Il vasto territorio comunale condivide soprattutto con il confinante comune di Bevagna la viticoltura legata al Sagrantino. Altri Comuni di riferimento sono Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo.
Come è successo altrove, l’azione lungimirante di alcuni produttori ha determinato negli anni un notevole sviluppo, nuove cantine si sono affacciate alla ribalta, l’enoturismo si è affermato grazie anche agli investimenti di molte aziende a favore dell’accoglienza.
www.stradadelsagrantino.it  è l’indirizzo web dell’Associazione che ha sede a Montefalco in Piazza del Comune, 17 telefono 0742 378490, a disposizione per chi vuole organizzare un viaggio o visitare cantine.

Intanto qualche segnalazione. Cominciando da Rocca di Fabbri (tel.0742 399379 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ), azienda vinicola che si trova nell’omonima località Fabbri, comodamente raggiungibile dalla superstrada che unisce Perugia a Spoleto. Pietro Vitali la fondò negli anni’80: fu tra i primi a credere nelle potenzialità del Sagrantino, investendo in impianti e reimpianti di vigneti. L’azienda è oggi condotta dalle figlie Roberta e Simona, la produzione è di circa 180.000 bottiglie, i vigneti sono attorno alla cantina, con l’eccezione di 4 ettari nel Comune di Trevi.
La produzione si articola principalmente sul Sagrantino ed il Montefalco Rosso, denominazione che prevede l’impiego del sangiovese (60%), oltre sagrantino (15%) e altre varietà. Da segnalare anche il Grechetto ed il Faroaldo, blend di sagrantino e cabernet.
La cantina domina il microborgo ed è frutto di un lungimirante programmazione negli anni. Un vero gioiello sono poi le case di Subretia, le vecchie case degli operai di un tempo, trasformate in un elegante residence di accoglienza con 18 appartamenti ed una piscina da dove apprezzare uno splendido affaccio verso il paesaggio umbro.

Nella località San Marco, a pochi minuti dal borgo di Montefalco, si incontra l’azienda Antonelli.  (tel. 0742 379158 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) riferimento importante per meglio comprendere la viticoltura del territorio. Molti gli spunti per una visita, se avrete modo di poter conversare con Filippo Antonelli. Cominciando dalla sala degustazione dove leggere vecchie mappe, l’affaccio verso Gualdo Cattaneo ed i monti Martani.
La cantina è interrata per evitare impatti ambientali. L’azienda produce anche olio, farro, pasta e si è dotata negli anni di un locale cucina ben attrezzato, a disposizione degli ospiti per corsi e lezioni. 
La produzione vinicola è in regime biologico dal 2012; il Sagrantino è il vino di punta dell’azienda (50.000 le bottiglie prodotte fra il base, il cru “Chiusa di Pannone” ed il passito). Senza tralasciare il Montefalco Rosso, merita una citazione il continuo lavoro di ricerca che sta conducendo a risultati interessanti anche nel segmento dei vini bianchi, dove questa parte dell’Umbria può giocare carte importanti. Il Grechetto ed il Trebbiano Spoletino sono due varietà autoctone che sanno offrire bianchi godibili e niente affatto banali se ben vinificati, con capacità di reggere nel tempo. In particolare il Trebbiano Spoletino viene affinato in botti grandi del Palatinato, l’annata 2012 è in uscita a settembre. Per chi intende soggiornare vi è il Casale Satriano, residenza agrituristica all’interno dell’azienda vinicola. Sei appartamenti con piscina immersi nel fascino della campagna.

Una realtà giovane ed emergente è quella de Le Cimate (tel. 0742 290136 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) condotta dalla famiglia Bartoloni. Il nonno Paolo è stato per 21 anni presidente della cooperativa Spoleto Ducale. Il nome della cantina deriva dal luogo, posto sulla cima di una collina. L’azienda è oggi condotta da Paolo e Francesca Bartoloni, che rappresentano la terza generazione. 20 ettari di vigneto, oltre alla coltivazione dell’olio e 108 ettari condotti a seminativo. In appena due anni otto vini in produzione, di cui 5 rossi, 2 bianchi ed un rosato da uve sagrantino. La cantina è moderna con tutte le tecnologie, ma con un’architettura che ben la inserisce nel contesto del territorio. L’enologo è Cesare Toja, un passato con Caprai; da segnalare anche l’ampia sala degustazione con cucina per accogliere gli ospiti, dove l’azienda presenta in degustazione salumi di produzione propria e piatti tipici del territorio.

Lasciato il territorio di Montefalco, merita la visita il centro storico di Bevagna con la Piazza Silvestri ed il Palazzo dei Consoli. La segnalazione “vinosa” va alla Cantina Dionigi (tel. 0742 360395 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ), poco fuori dall’abitato. Una realtà da conoscere, a conduzione familiare, e da oltre 100 anni dedita alla viticoltura. Oggi il riferimento è Roberto Dionigi, appassionato e talentuoso viticoltore.
Dalla terrazza potrete ammirare il panorama sui vigneti aziendali e sulla campagna umbra, nella sala degustazione potrete conoscere l’articolata produzione. Oltre al Sagrantino ed al Montefalco Rosso fra i rossi ed al Grechetto fra i bianchi (prodotto in differenti versioni), Dionigi ha una particolare passione per i vini passiti e produce ben 4 etichette tutte monovitigno da uve sagrantino, moscato, grechetto e merlot. La produzione complessiva è di 60.000 bottiglie, oltre alla produzione di olio. I Dionigi hanno arredato alcune camere per l’accoglienza degli ospiti.  

di Massimo Corrado

 
"Tanti progetti .. una cantina": convengno a Rùfina sulla nuova cantina produttiva di Colognole Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Giovedì 26 Settembre 2013 06:18

Si svolgerà sabato 28 settembre 2013 presso la villa di Poggio Reale a Rufina il Convegno "Tanti progetti .. una cantina" sulla nuova Cantina produttiva Colognole, progettata con agli studenti del corso di Progettazione III del Prof. Fabbrizzi dell'Università di Architettura di Firenze.
L'evento è inserito all'interno della manifestazione enogastronomica "Bacco Artigiano" che si svolge ogni anno a Rufina. La progettazione della nuova cantina di Colognole rappresenta il punto di partenza di una proficua collaborazione tra questa attività di impresa vitivinicola e la spinta innovativa del mondo accademico.

I lavori del convegno inizieranno alle ore 10.30 ed interverranno:

Mauro Pinzani, Sindaco di Rufina
Marco Mairaghi, Sindaco di Pontassieve
Simone Squarzanti, Professore di Lettere e studioso della Villa di Poggio Reale
Enzo Cancellieri, Libero Professionista Studio Architettura Cancellieri e Saratti
Emanuele Masiello, Soprintendenza per i beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Firenze, Pistoia e Prato
Fabio Fabbrizzi, DIDA - Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze
Cesare Coda Nunziante, Azienda Agricola Colognole

Verranno inoltre esposti alcuni plastici dei progetti della nuova Cantina, realizzati dagli studenti del Laboratorio di Architettura III tenuto da Fabio Fabbrizzi presso il DIDA - Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze.
Seguirà un drink con i vini dell’Azienda Agricola Colognole tra i quali, in anteprima per il Bacco Artigiano, Riserva del Don, Chianti Rufina Docg Riserva 2008.



Il progetto


La realizzazione di una nuova cantina per un’azienda vitivinicola, è una fase molto delicata in cui l’azienda cerca di capitalizzare le esperienze del passato e getta un ponte verso lo sviluppo futuro dell’impresa. Le variabili di cui il produttore deve tener conto sono tante: il dimensionamento della cantina che deve prevedere lo sviluppo sostenibile dell’azienda negli anni successivi; la tecnologia dei vari processi produttivi da scegliere con la consapevolezza che molte innovazioni hanno spesso … l’altra faccia della medaglia; la valutazione logistica che deve tener conto delle esigenze interne dell’azienda ma anche della viabilità esterna; le scelte architettoniche che devono confermare il prestigio dell’azienda e servire da stimolo allo sviluppo dell’enoturismo; le possibili fonti di energie alternative da integrare nel progetto; e infine la grande attenzione con cui studiare l’impatto ambientale, inteso non solo come inserimento “estetico” del progetto nell’ambiente circostante, ma anche come capacità di sfruttare le diverse morfologie del terreno, e le opportunità che derivano dall’impiego di materiali innovativi anche ai fini del risparmio energetico. Un progetto a tutto tondo quindi, su cui si innesta la leva finanziaria che tanta apprensione suscita nelle scelte del produttore.
Ecco quindi l’importanza, durante le fasi progettuali, di circondarsi di professionisti e persone di buonsenso che sappiano guidare il produttore nelle scelte giuste; ma ecco anche l’opportunità di confrontarsi con idee nuove, talvolta azzardate, che possano mettere in discussione certe convinzioni “classiche” del settore enologico e sappiano coniugare le esigenze tecniche ad una flessibilità degli spazi, delle forme e del loro utilizzo per le diverse attività. Per tutte queste ragioni, l’Azienda Agricola Colognole, insieme agli studenti del Laboratorio di Architettura III tenuto da Fabio Fabbrizzi presso il DIDA - Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze, hanno gettato le basi di una collaborazione il cui obiettivo è quello di rendere più proficuo e analitico possibile questo momento di confronto tra le esigenze tecniche ed innovative della nuova Cantina, in modo da poter trarre vantaggio un domani, nel progetto esecutivo, di tutti i migliori spunti che il mondo accademico, forte della sua attitudine all’innovazione e sperimentazione, ha saputo trasmettere con questi trentasette progetti all’impostazione tradizionale di un’azienda storica del Chianti Rufina.


 

 
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